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Canor Virtus A3: l'anima del suono ibrido che rivoluziona l'ascolto

Canor Virtus A3: l'anima del suono ibrido che rivoluziona l'ascolto

Canor Virtus A3: l’integrato 'totale' che mette d’accordo analogico e digitale

Ci sono amplificatori integrati che fanno bene una cosa sola, e poi ci sono apparecchi che provano a diventare il centro vero dell’impianto e il Canor Virtus A3 appartiene a questa seconda categoria. 

Il Virtus A3 viene presentato infatti come un integrato dual mono ibrido, che non si limita a "suonare forte e pulito", ma prova a risolvere a monte la domanda più comune di chi costruisce un sistema moderno, ovvero come far convivere la magia dell’analogico con la comodità e la qualità del digitale, senza trasformare il rack in un puzzle.

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La prima impressione che il Virtus A3 trasmette, è infatti quella di un prodotto pensato con personalità. Non solo per l’estetica, ma per l’idea di interazione, con quel display touch sulla manopola del volume che non è un vezzo, ma è un modo per avere un controllo attuale senza snaturare la gestualità 'da amplificatore', rappresentando uno di quei dettagli che, nell’uso quotidiano, fanno la differenza più di quanto sembri sulla carta.

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Un’ibridazione che non è marketing

Nel mondo hi-fi la parola 'ibrido' viene spesso usata in modo generico, ma qui il progetto ha una direzione precisa che sta nella sua architettura ibrida, basata su valvole E88CC nello stadio pre in configurazione bilanciata e differenziale, con una struttura che unisce Classe A e Classe AB, dove un ramo in Classe A 'governa' costantemente il carico, mentre la Classe AB fornisce corrente quando serve più spinta, una gestione della potenza questa, che prova a prendere il meglio di due mondi.

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Lo stadio d’ingresso differenziale a valvole porta infatti quella tipica sensazione di matericità e rotondità che molti cercano senza necessariamente colorare, mentre la sezione di potenza lavora con una soluzione particolare, basata su un controllo del carico affidato a uno stadio in Classe A a bassa potenza, affiancato da un secondo stadio in Classe AB che entra in gioco solo quando serve corrente.

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Tradotto in ascolto ciò vuol dire che vi è la promessa di mantenere continuità e fluidità anche quando la musica si fa impegnativa, senza quel cambio di passo "meccanico" che a volte si percepisce su alcune architetture miste, e con oltre 100 W per canale dichiarati, il Virtus A3 nasce per pilotare diffusori reali da salotto, non solo carichi facili da showroom.

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Percorso analogico serio, Phono compreso

L’altra cosa che colpisce è la coerenza "old school" sotto la scocca, che si manifesta in una costruzione bilanciata e simmetrica, che non prevede operazionali integrati nel percorso analogico ma relè di qualità per la selezione ingressi e buffer discreti JFET in Classe A. Inoltre, anche il controllo volume, a step e differenziale, suggerisce un’attenzione concreta al bilanciamento tra canali e alla trasparenza alle basse escursioni.

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E infine c’è poi lo stadio phono discreto MM/MC, con carico regolabile dal frontale, una scelta molto sensata per chi cambia testina o vuole ottimizzare sul serio l’accoppiata con il proprio giradischi.

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Percorso digitale completo e pensato per ridurre rumore e jitter

Sul lato digitale, il Virtus A3 si comporta come un vero e proprio hub moderno, con l'implementazione di una porta USB galvanicamente isolata, una gestione del clock curata, un supporto fino a PCM 768 kHz/32 bit e DSD512 nativo. 

Vi è poi la presenza di ingressi anche ottico, coassiale e AES/EBU bilanciato, con conversione su doppio DAC ESS e stadi analogici progettati con una certa ambizione (I/V in corrente, guadagno JFET simmetrico, uscite in Classe A ad alta corrente, filtraggio passivo del primo ordine).

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In pratica, se si arrivi da un DAC di livello medio, è facilmente comprensibile scoprire che qui non serve inseguire upgrade immediati, ma ha senso piuttosto investire in una sorgente digitale pulita e in una buona rete/USB, perché l’amplificatore ha gli strumenti per far emergere le differenze.

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Consigli di abbinamento diffusori

Il Virtus A3 sembra nato per sistemi equilibrati, grazie al suo suono fatto di trasparenza e controllo, ma con una componente valvolare che può rendere più 'fisica' la gamma media. Sulla base di queste sue caratteristiche cerchiamo di capire quali possano essere gli abbinamenti con i diffusori dividendoli per tipologia.

Per i diffusori da stand scuramente un un due vie di qualità, dal carattere neutro/raffinato potrebbe essere la scelta perfetta se si cerca immagine, microdinamica e voci credibili senza gonfiare il basso.

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Mentre per le torri a 3 vie o 2.5 vie con impedenza non impossibile ma richiesta di corrente reale, qui la riserva di potenza e l’impostazione "current damping" possono dare quel senso di autorità che spesso manca agli integrati troppo 'gentili'.

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Per i progetti che invece vedono una riproduzione un filo brillante in alto, invece, la parte valvolare può aiutare a rendere il messaggio meno tagliente, mantenendo però dettaglio e aria.

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Consigli di abbinamento cuffie

Se si vuol sfruttare l’ampli come centro d’ascolto anche in cuffia, l’impostazione generale suggerisce la scelta di cuffie dinamiche a bassa/media impedenza (closed o open), ottime per avere impatto e controllo, specialmente su rock, elettronica e pop ben prodotto.

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Anche le planari di sensibilità decente spesso beneficiano di amplificazioni con corrente e stadi d’uscita solidi ed anche in questo caso potrebbe esserci una buona sinergia.

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Consigli di abbinamento sorgenti (digitali e vinile)

Se si possiede uno streamer/transport con uscita AES/EBU, spesso è il tipo di collegamento ideale in quanto garantiscwe una connessione stabile e 'pulita' in ambito hi-fi, inoltre, il Canor Virtus A3 funziona molto bene anche via USB collegato a PC o Mac, in quanto è molto curata l'alimentazione e il rumore, evitando l'impiego di hub e isolatori, in quanto l’isolamento galvanico dell’ingresso aiuta già.

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E' anche possibile utilizzare un lettore CD come transport via coassiale, un modo ottimo per valorizzare una meccanica che già si possiede senza comprare un DAC esterno.

Infine, per gli amanti del vinile, la presenza di uno stadio phono regolabile, invita a salire di livello più con la testina che con scatole aggiuntive.

Conclusioni

Il Canor Virtus A3 è il classico prodotto che nasce per chi vuole smettere di inseguire "la scatola in più". Dual mono, ibrido, con DAC, phono e uscita cuffie, sulla carta sembra un coltellino svizzero, ma l’impressione è che qui la versatilità non sia una lista funzioni, bensì una scelta progettuale coerente. 

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Se l’obiettivo è un prodotto unico che faccia bene, attenzione, non ‘abbastanza bene’, più funzioni, questo è uno dei pochi che regge l’idea dell’all‑in‑one senza far rimpiangere soluzioni separate.

Il Canor Virtus A3 è infatti consigliato a chi vuole salire di livello senza complicare la catena, in quanto la resa cresce con sorgenti e cablaggi migliori, ma già in configurazione semplice mostra un equilibrio raro.

È uno di quei prodotti che non chiede di essere 'capito' ma si inserisce nell’impianto, lavora in silenzio e lascia che a parlare sia la musica.

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Dopo qualche ora ci si accorge che la qualità non sta solo nel dettaglio, ma nella facilità con cui si finisce ad ascoltare un disco dopo l’altro, e questo è il complimento migliore per un componente hi‑fi.

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